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OLTRE L’ARTE
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Basilica Cattedrale

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Basilicata Cattedrale di Matera

1. Breve introduzione
“Era l’anno 1270 quando fu compiuta la dimora dall’aspetto mirabile”: queste sono le parole dell’epigrafe latina, murata sulla porta d’accesso al campanile, che ricordano il completamento della Cattedrale dedicata a Maria SS. della Bruna e Sant’Eustachio.
L’originario tempio romanico-pugliese ha subito nel corso del tempo notevoli modifiche, in special modo nel corso del XVI secolo e nei primi decenni del XVIII, quando si intrapresero impegnativi lavori, dopo la visita del Cardinale-Arcivescovo di Benevento Vincenzo Maria Orsini (1649-1739), divenuto papa nel 1724 con il nome di Benedetto XIII. Per volontà dell’energico Arcivescovo Antonio Maria Brancaccio, si procedette quindi alla modifica delle bifore del cleristorio in monofore, alla realizzazione del controsoffitto ligneo, alla picchettatura delle pareti e alla successiva realizzazione di stucchi da parte del napoletano Michele Santullo (1717) 

2. Gli affreschi medievali
Rinvenuti negli anni ’80 a seguito della rimozione della tela di San Carlo Borromeo, firmata dal materano Giovanni Donato Oppido nel 1627, questi affreschi che trovate…..(inserire indicazione spaziale) rappresentano la sola porzione residua della decorazione a fresco medievale della chiesa. La composizione si articola su due registri: nel registro superiore sono presenti l’Inferno e il Purgatorio, facenti parte della più ampia raffigurazione del Giudizio Universale, attribuita a Rinaldo da Taranto nel XIII secolo e distrutta durante i lavori promossi a inizio ‘700 dall’Arcivescovo Brancaccio; nel registro inferiore troviamo una sequenza di santi databili tra il primo e il quarto decennio del XV secolo: da sinistra verso destra, si riconoscono San Pietro Martire, San Giuliano l’Ospitaliere, Madonna con Bambino in trono, San Luca e un Santo Vescovo riconoscibile dal pastorale.

3. Controfacciata e cleristorio
Alzando gli occhi verso il cleristorio, entro cornici in stucco, vediamo le dodici scene con le storie della Vergine, che furono realizzate a metà degli anni ’20 del ‘700 da Anselmo Palmieri da Polla che firma l’opera in controfacciata, a sinistra del rosone
Lungo il lato sinistro, partendo dal presbiterio e spostandosi verso la porta maggiore, si trovano La nascita di Maria, L’ingresso di Maria nel tempio, Il matrimonio della Vergine, L’Annunciazione, La visitazione di Maria ad Elisabetta, La nascita di Gesù.
Sul lato destro, partendo dalla porta maggiore e spostandosi verso il presbiterio, vediamo L’adorazione dei magi, La presentazione di Gesù al tempio, La fuga in Egitto, Gesù fra i dottori, L’Assunzione, L’incoronazione della Vergine.

4. Cappella di Maria Ss. della Bruna
Questa è la cappella dedicata alla protettrice principale della città di Matera: Maria Ss. della Bruna. L’immagine della Vergine, posta al centro dell’alzata marmorea, è un affresco del XIII secolo attribuito a Giovanni da Taranto. In origine era collocato in controfacciata, a sinistra dell’altare, nel luogo ora occupato dal busto dell’Arcivescovo Antonio Del Ryos. Nel 1576 per volere dell’Arciprete Giovan Pietro Sanità, l’affresco fu tagliato con l’intera catena di pietre e murato nella posizione attuale, ma poco più in basso. Nel 1706 l’Arcivescovo Brancaccio commissionò al napoletano Francesco Cimafonte un nuovo altare di cui rimane solo l’alzata. Questa si compone di una cimasa con la tela della Visitazione di Maria a Sant’Elisabetta, di quattro lesene e di due nicchie entro cui sono collocate le statue marmoree di Re Davide e del Profeta Isaia che reggono cartigli con citazioni del Vecchio Testamento.
L’altare propriamente detto, commissionato nel 1731 dall’Arcivescovo Alfonso Mariconda al marmorario napoletano Cristoforo Battimelli, quale altare maggiore della Cattedrale, venne trasferito dal presbiterio nella posizione attuale nel 1786 per volontà dell’Arcivescovo Francesco Zunica. Si tratta di un’opera particolarmente pregiata, costituita da splendida tarsia di lapislazzuli, madreperle, marmi pregiati e cristalli di rocca che formano una ricca varietà di fiori.

5. Cappella di San Giovanni da Matera

L’altare marmoreo con le spoglie mortali di San Giovanni da Matera, fondatore della Congregazione Benedettina Pulsanese, fu realizzato per volontà dell’Arcivescovo Anselmo Filippo Pecci tra il 1930 e il 1931 in occasione del I° centenario della traslazione delle reliquie da Pulsano, città in provincia di Foggia, a Matera. Nella stessa occasione l’Arcivescovo commissionò anche una nuova teca in argento e cristallo. Al centro dell’alzata troviamo un’oleografia dei fratelli Alinari di Firenze risalente al 1939 e ai lati le statue in marmo di altri due santi materani: Sant’Ilario, abate del monastero benedettino di San Vincenzo al Volturno, morto nel 1045, e la Beata Eugenia, badessa del monastero benedettino delle Ss. Lucia e Agata di Matera, morta nel 1093.

6. Cappella di Sant’Anna
La cappella lignea di Sant’Anna fu realizzata per volere di Giovanni Domenico Spinola, Arcivescovo di Acerenza e Matera dal 1630 al 1632 e Cardinale presbitero con il titolo di Santa Cecilia. Interamente in legno dorato, l’altare presenta una cimasa con un Eterno padre e una tela raffigurante Sant’Anna Metterza firmata da frate Francesco da Martina Franca.
L’altare marmoreo che sostituisce l’originario altare ligneo, appartenente in origine alla chiesa del monastero dell’Annunziata, fu ricollocato qui dopo il 1870 a causa della sconsacrazione della stessa dopo l’emanazione delle leggi eversive post-Unitarie.
Nella bussola dell’adiacente porta che immette su via Riscatto, è murata la lapide che ricorda il lascito di 300 ducati da parte dell’Arcivescovo Giovanni Battista Spinola, nipote del Cardinale Giovanni Domenico, da utilizzare per i matrimoni di ragazze povere celebrati in questo altare.

7. Cappellone del Ss. Sacramento
Edificato nella seconda decade del ‘500, il cappellone del Santissimo Sacramento era suddiviso in origine in due cappelle, poste l’una dentro l’altra. La prima accoglieva sei altari e la seconda uno solo, il più importante, appartenente alla nobile famiglia Santoro, dedicato in origine alla Madonna della Misericordia e, dopo la battaglia di Lepanto, alla Madonna del Rosario. Dai primi anni del ‘600 nel cappellone è collocata la custodia del Santissimo Sacramento da cui trae origine l’attuale dedicazione. La cappella era curata e amministrata dall’omonima Confraternita dei nobili della città. Proprio questa, nel 1718, commissionò al maestro napoletano Michele Santullo, già impegnato nei lavori di realizzazione degli stucchi dell’aula liturgica, una decorazione simile, sostituita nell’800, dall’attuale. Alla stessa Confraternita si deve la commissione dello splendido altare e della balaustra, realizzati nel 1773 dal marmorario barese di origini napoletane Antonio Di Tommaso.
Sulle due vetrate ai lati dell’altare, risalenti al 1950, sono raffigurati San Tommaso d’Aquino e San Pietro Giuliano Eymand.
Sul pavimento, al centro del cappellone, è presente l’immagine graffita del pellicano che imbocca i suoi figli, simbolo per eccellenza dell’Eucaristia.
L’ingresso della cappella è impreziosito da un cancello in ferro battuto con borchie in ottone.

8. Cappella dell’Annunziata

La cappella dell’Annunziata in pietra policroma, fu realizzata dallo scultore Altobello Persio da Montescaglioso per disposizione testamentaria del notaio materano Marcantonio Sanità, morto nel 1538. Al di sopra dell’altare marmoreo, collocato insieme alla balaustra a metà ‘700, è presente il gruppo scultoreo dell’Annunciazione; ai lati, rispettivamente a sinistra e a destra si trovano San Rocco e Santa Caterina d’Alessandria; in alto la Pietà. La volta a cassettoni si compone di 282 riquadri con al centro un Eterno Padre benedicente. Lungo le pareti alcuni sedili in pietra scandiscono altrettante nicchie terminanti in alto a forma di conchiglia.

9. Cappella di San Gaetano Thiene
La cappella di San Gaetano Thiene fu commissionata, nella veste attuale, dall’arcivescovo Antonio Maria Brancaccio. L’opera è interamente in stucco policromo ad eccezione dell’altare che invece è una produzione marmorea napoletana attribuita a Giovanni Raguzzini. La tela con San Gaetano in preghiera è opera del pittore Luigi Scorrano ed è datata 1900.
Sulla parete di fronte all’altare si trova lo stemma dell’Arcivescovo Brancaccio, sempre in stucco, e la nicchia, opera dell’artista Arcangelo Spiridicchio, con la statua lignea di Sant’Eustachio, protettore della città di Matera, datata 1800 e commissionata dal popolo materano quale ringraziamento al santo per aver salvato la città dal saccheggio, durante la breve parentesi della Repubblica Partenopea del 1799.
Più in basso, rispettivamente a destra e a sinistra, sono esposti i monumenti funebri con i resti mortali degli Arcivescovi Anselmo Filippo Pecci, morto nel 1945, e Vincenzo Cavalla, morto nel 1954. Il busto di mons. Cavalla fu realizzato nel 1957 dallo scultore Giuseppe Albano.

10. Cappella di San Giuseppe

La cappella dedicata a San Giuseppe è detta comunemente cappella del Presepe per via della grande opera in pietra policroma realizzata nel 1535 dagli scultori Altobello Persio da Montescaglioso e Sinnazaro Panza da Alessano. La cappella sorse, in sostituzione della precedente dedicata a San Nicola, in un’area esterna alla Cattedrale destinata a Cimitero. All’atto della realizzazione del Presepe si decise di abbattere la cappella di San Nicola e di edificarne una nuova mettendola in comunicazione con la navata laterale della Cattedrale.
Nel corso dei recenti lavori di restauro sono venute alla luce, al di sotto del piano pavimentale, due altre cappelle cimiteriali distrutte e interrate nel ‘400, su cui fu edificata proprio la cappella di San Nicola e poi quella di San Giuseppe.
L’opera originaria della Cappella è stata modificata nel corso del tempo. La manomissione più evidente è costituita dall’introduzione della tomba dell’Arcivescovo Giuseppe Sparano (1775-1776) che volle essere sepolto, come esplicitato nel suo testamento, ai piedi del Patriarca San Giuseppe.
La volta, abbellita con dodici medaglioni di profeti e sibille, è coeva alla realizzazione del Presepe e attribuita all’artista lucano Giovanni Todisco.
L’altare marmoreo fu collocato nel 1725 in sostituzione dell’originario in pietra di Putignano.

11. Dossale di San Michele

Il dossale cinquecentesco, in pietra policroma, appartiene ad un altare non più esistente dedicato a San Michele, detto comunemente altare “del cappello”, perché posto nelle vicinanze del ciborio lapideo che un tempo sormontava il vicino altare maggiore e al quale si appendevano i cappelli degli Arcivescovi defunti.
Le statue collocate nelle nicchie furono realizzate nel 1529 dallo scultore Altobello Persio da Montescaglioso, per un diverso dossale, quello della nobile famiglia De Simone, oggi non è più presente.
Procedendo dall’alto si osserva il gruppo dell’Annunciazione, con l’Arcangelo Gabriele e la Vergine Maria posti rispettivamente a sinistra e destra dell’Eterno Padre e, verso il basso, i Santi Simone, Giuda Taddeo, Giacomo e Caterina d’Alessandria. Al centro, entro la nicchia più grande, si trova l’immagine della Madonna con il Bambino rialzata da uno zoccolo realizzato con l’epigrafe che ricorda la committenza dell’altro dossale della famiglia De Simone. Nella parte sottostante, a bassorilievo, è rappresentata l’Ultima cena, con Gesù Cristo al centro e i dodici apostoli.
La statua dell’Arcangelo Michele, un tempo sistemata coerentemente con la decorazione cinquecentesca della cappella, è collocata su di una mensola in alto a sinistra.
Al di sopra della porta che immette nel campanile, a sinistra del dossale, è murata l’epigrafe più importante della chiesa con l’anno di conclusione dei lavori di costruzione: il 1270.

12. Il presbiterio

La parte della Cattedrale che ha subito maggiori modifiche nel corso del tempo è l’area del presbiterio. All’epoca di realizzazione della Cattedrale esso appariva leggermente sopraelevato rispetto all’aula liturgica, con l’altare maggiore, dedicato al Corpo di Cristo e sormontato da un ciborio lapideo, inserito nell’abside semicircolare. Tra il 1580 e il 1581, l’Arcivescovo Sigismondo Saraceno fece rimuovere il ciborio, avanzare l’altare ed erigere una grandiosa alzata lapidea con al centro la tela del pittore napoletano Fabrizio Santafede. La tela rappresenta La Madonna in gloria con i Santi Pietro, Paolo, Biagio, Biagio, Eligio, Giovanni Battista e Giovanni Evangelista; nella predella, da sinistra verso destra, si osservano La conversione di Sant’Eustachio, Santa Caterina d’Alessandria, La conversione di San Paolo, Il martirio di San Giovanni Battista, La visita di Maria a Sant’Elisabetta, Il martirio di San Pietro, San Gregorio Magno, Il “martirio” di San Giovanni Evangelista.
Il 24 ottobre 1627 l’Arcivescovo Fabrizio Antinori riconsacrò solennemente la Cattedrale collocandovi un nuovo altare maggiore. Nel 1641 per volontà di mons. Simeone Carafa fu costruita una cripta sepolcrale per gli Arcivescovi e soprelevato il presbiterio.
Tra il 1729 e il 1738 si procedette alla demolizione dell’intera parete absidale, alla risistemazione del presbiterio e alla consacrazione di un nuovo altare. Nel 1786 anche questo altare fu rimosso, spostato nella cappella di Maria Ss. della Bruna, e sostituito da quello ancor oggi visibile acquistato dai Benedettini di San Michele Arcangelo di Montescaglioso, commissionato nel 1744 al marmorario napoletano Domenico Antonio Troccoli.
Le ultime modifiche al presbiterio sono state operate nel 1934 per volontà dell’Arcivescovo Pecci e nei recenti lavori di restauro e adeguamento liturgico promossi da mons. Salvatore Ligorio.


13. I poli liturgici

I tre poli liturgici, ambone, altare e cattedra, tra loro correlati, sono stati realizzati nel corso dei recenti lavori di restauro e adeguamento della chiesa e costituiscono diverse mediazioni della presenza di Cristo nella liturgia.
L’ambone, la tavola della Parola proclamata durante la liturgia, deve il suo nome alla forma a tribuna su cui si sale.Realizzato in pietra, a ricordo del sepolcro del Cristo dal quale è risuonato l’annuncio della Pasqua, è arricchito dell’alloro simbolo della vittoria e della Risurrezione del Verbo di Dio fatto carne. Nel contesto della chiesa Cattedrale assume un particolare significato perché richiama uno dei compiti del Vescovo: essere annunciatore della Parola. L’Evangelario, infatti, nel rito di ordinazione episcopale è posto sul capo dell’eletto durante la preghiera di ordinazione.
L’Eucaristia nasce nel cenacolo dove Gesù e i dodici si ritrovano attorno alla tavola; l’altare è strettamente legato a questo luogo tanto da assumere, a partire dal IV secolo, il significato di “Cristo quale roccia”. Nella cattedrale è il simbolo della comunione tra il Cristo, la Chiesa e il Vescovo ed è questa la ragione per cui nella liturgia se ne menziona il nome. La vite, soggetto della decorazione, richiama il particolare del Vangelo di Luca del “vino nuovo” dell’ultima cena che il Cristo berrà in Paradiso.
La cattedra, distinta dalla sede del parroco o dei presbiteri, è il segno che più qualifica la Cattedrale, simbolo del magistero che nella Chiesa spetta unicamente al Vescovo. L’iconografia della cattedra richiama l’albero dell’ulivo e quindi l’unzione del capo della liturgia di consacrazione episcopale.


14. Il coro
Il coro è un’opera in noce massiccio realizzata tra il 1451 e 1453 da Giovanni Tantino da Ariano Irpino, su commissione del Capitolo della Cattedrale di Matera, del Comune e di alcuni cittadini.
I cinquanta stalli che compongono il coro, 35 per i Canonici, sul livello superiore, e 25 sull’inferiore, destinati ai Mansionari, sono impreziositi con immagini intagliate di santi, animali e figure allegoriche. Fra tutte, le più significative si trovano sulle portelle di ingresso e rappresentano una Madonna con Bambino, San Martino e un Nobile che avvolge una tenda.

15. L’organo

Il primo organo di cui si ha notizia fu fatto costruire nel 1517 dall’Arcivescovo Vincenzo Palmieri, al quale seguì un secondo quello voluto da monsignor Brancaccio nel 1722 e un terzo quello voluto da monsignor Diomede Falconio alla fine dell’800.
Nel 1912, l’Arcivescovo Anselmo Filippo Pecci lo sostituì nuovamente affidandone la costruzione alla Ditta Fratelli Consoli di Locorotondo (Bari). Dopo la II guerra mondiale, a causa degli ingenti danni bellici, fu nuovamente sostituto con l’attuale, opera dei Fratelli Ruffatti di Padova e collaudato nel gennaio del 1955. È stato nuovamente restaurato nel corso degli ultimi lavori di restauro.

16. Il controsoffitto ligneo
L’aula liturgica, luogo di raduno dei fedeli per la preghiera, si articola in tre navate e presenta un controsoffitto ligneo che nasconde le capriate duecentesche. L’opera fu realizzata per volontà dell’Arcivescovo Brancaccio tra il 1703 e il 1722, ed affidata all’artista pugliese Giuseppe Porta. La decorazione del controsoffitto della navata centrale, rifatta a metà dell’800 ad opera del pittore calabrese Giovanni Battista Santoro, riporta nel riquadro centrale la scena della Visitazione di Maria a Sant’Elisabetta; ai lati di questo, nei due bracci laterali, le immagini dei Santi Pietro e Paolo, principi degli apostoli e colonne del cristianesimo. Ancora nella navata centrale, ai piedi del presbiterio, è raffigurata la Conversione di Sant’Eustachio, principale patrono della città di Matera, mentre nelle navate laterali sono raffigurati San Biagio e Santa Caterina d’Alessandria, patroni minori. Infine, in corrispondenza del portale principale troviamo la Gloria di San Giovanni da Matera, illustre figlio della città dei Sassi, e ai lati il cartiglio che ricorda l’opera munifica di mons. Brancaccio e un diverso controsoffitto a cassettoni. Il primo ha come sfondo una cupola basilicale, a ricordo della maggior gloria di Dio, e il secondo richiama, nell’articolazione dei dodici ottagoni, la Gerusalemme celeste. L’ottagono infatti è un esplicito riferimento alla Pasqua, l’ottavo giorno, il tempo del Cristo risorto, fuori dal nostro tempo scandito in sette giorni.

17. Il significato delle decorazioni del controsoffitto
La Chiesa nel proporre la santità esamina il vissuto della persona in relazione a Dio e ai fratelli. Pertanto, ai quattro angoli del controsoffitto della navata centrale, sono rappresentati i simboli dei quattro evangelisti, Matteo, Marco, Luca, Giovanni; nel riquadro centrale, le quattro virtù, fede, fortezza, speranza, carità. Tali richiami intendono spiegare il senso cristiano della vita di Maria, di Placido-Eustachio e Giovanni da Matera.
A destra e a sinistra dei Santi Pietro e Paolo sono presenti le 4 allegorie, due per ogni lato: ladonna con la verga di Mosè e le tavole della Legge rappresenta la religione ebraica, la donna con l’incensiere fumigante rappresenta le religioni, la donna con acqua zampillante è il simbolo della Chiesa Feconda.e la donna con la croce, il calice e l’ostia è il simbolo della Teologia.
Così collocate consentono una doppia lettura: in senso verticale, lungo la navata, e in senso trasversale, da navata a navata. Nel primo caso si pone la religione ebraica in contrapposizione alle altre religioni (navata destra); il paganesimo in contrapposizione al cristianesimo (navata sinistra). Nel secondo la religione ebraica è in antitesi alla fecondità della Chiesa mentre le diverse religioni sono contrapposte alla teologia cattolica.
Se il pensiero del tempo poneva in contrapposizione la religione ebraica con la religione cristiana, il Concilio Ecumenico Vaticano II, ribadendo la teologia dell’Incarnazione, sottolinea l’appartenenza al mondo semitico di Gesù e l’innesto della Chiesa nell’ebraismo.

18. Pulpito

Il pulpito, costruito in legno d’abete e abbellito con elementi in cartapesta, fu realizzato da maestranze locali nel 1722 in sostituzione di quello cinquecentesco voluto da mons. Palmieri. La decorazione consiste in un susseguirsi di girali fogliacee in rilievo o incise su foglia d’oro.

19. Cappella dello Scannaggio
Originariamente dedicata a Santa Maria di Costantinopoli, la cappella, di patronato della nobile famiglia De Angelis, è detta comunemente dello Scannaggio, perché ad esso era annesso il privilegio di esigere dai cittadini una quota in danaro per ogni capo di bestiame macellato. Tale privilegio fu donato dal re Ferdinando I d’Aragona al medico materano Tuccio de Scalzonis e trasmesso, per successione, alla famiglia De Angelis. Fu proprio un esponente di questa famiglia a cedere definitivamente il privilegio al Capitolo della Cattedrale di Matera.
Nella parte alta dell’alzata si osserva uno scudo complesso, in stucco, con gli stemmi delle nobili famiglie De Angelis, De Rossi, Sinerchia e Della Torre. Al centro è presente un polittico con La consegna della regola a San Francesco d’Assisi e a San Domenico, al centro in alto; San Carlo Borromeo e Santa Maria Maddalena sono a sinistra mentre San Biagio e Sant’Orsola sono a destra. Al centro di queste si trova la tela del Cuore immacolato di Maria dell’artista tranese Biagio Molitari, datato 1853.
L’altare marmoreo, commissionato nel 1725 da Giantommaso De Angelis, sostituisce, anche in questo caso, l’originario altare in legno.


20. Cappella del Crocifisso
Spostandosi dall’altare dello Scannaggio in direzione di quello del Crocifisso, si scorge sulla bussola della porta detta “dei leoni”, una tela raffigurante San Gaetano di Thiene, firmata da Carlo Rosa e datata 1652.
A destra della porta e a sinistra dell’altare del Crocifisso è murata la lapide marmorea con gli ultimi periodi della bolla di papa Giovanni XXIII, datata 2 luglio 1962, che elevava la Cattedrale a basilica minore.
Proseguendo verso destra s’incontra l’altare del Crocifisso. La cappella e il Crocifisso ligneo risalgono alla prima metà del ‘600. L’altare marmoreo, realizzato nella prima metà del ‘700, sostituisce anche in questo caso l’originario altare in muratura.

21. Cappella di Sant’Eustachio

La Cappella appartenente alla nobile famiglia Gattini è dedicata al principale patrono della città di Matera: Sant’Eustachio. L’attuale altare marmoreo fu commissionato dal conte Giuseppe Gattini nel 1872 in sostituzione del precedente di Francesco Cimafonte, appartenente in origine alla cappella della Bruna e qui ricollocato nel 1786 dal marmorario Antonio Di Tommaso, cui subentrò Arcangelo Rippo dopo la sua improvvisa morte.
La tela ottocentesca con la Conversione di Sant’Eustachio è di autore ignoto.
Accanto all’altare, al di sopra della bussola della porta detta “della Piazza o di Abramo”, è visibile una tela del materano Domizio Persio, datata 1592 e destinata in origine alla chiesa di Santa Maria della Palomba. L’opera, dipinta a olio su tela, raffigura la Madonna delle Grazie tra i Santi vescovi Biagio ed Eligio.

 
 
 
         
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